Motta, la felicità alla fine dei 20 anni, tra musica e amore

Due album e un amore. Un successo inaspettato e Roma. Lui, Francesco Motta, resta sempre lo stesso. T shirt nera, capelli ricci che coprono in parte il viso. Tuttavia e per fortuna, on stage c’è anche la consapevolezza. Quella del “ce l’ho fatta”. Questo è quello che ho percepito io.

Piccola premessa che però è contestualizzata al mio amore per la musica di Motta. Arrivo tardi perché, alla fine dei vent’anni, ho sempre meno tempo per me. Mi scuso se il mio personale resoconto del concerto all’Atlantico di Motta arriva dopo due giorni. Ma, C’est la vie!

«Era un anno che io e la mia band aspettavamo questo momento»

Accento toscano, naturalizzato romano. Quello dell’Atlantico è stato credo il terzo o quarto concerto dell’ex Criminal Jokers nella città eterna a cui assistevo. C’è qualcosa in questa città che gli fa un certo effetto. Quel mashup di rock ed emozione, di voglia di sfogarti e piangere a dirotto. Lui insieme alla sua famiglia, come ama definire i suoi compagni con cui condivide il palco, il tour e frammenti di vita personale.

I musicisti di Francesco Motta sono Federico Camici al basso, Simone Padovani alle percussioni, Cesare Petulicchio alla batteria, Leonardo Milani alle tastiere e ai cori, Giorgio Maria Condemi alle chitarre.
Anche nei loro occhi, nel suono che esce dai loro strumenti, nella loro presenza sul palco. Anche da loro emerge quel senso di consapevolezza di cui ho accennato sopra.

La consapevolezza sta nel fatto che, tra La fine dei vent’anni e Vivero o morire, Motta e la sua famiglia sono cresciuti. Hanno raggiunto una maturità musicale che, noi del pubblico, percepiamo. E amiamo in modo incondizionato. È come quando guardate la prima stagione di una serie tv. Vi piace e vi aspettate il meglio nella seconda stagione. E le aspettative – altissime – non deludono. Motta ha trotterellato di più sul palco rispetto ai primi live del primo disco. Con Vivere o morire è più pop e più melodico il sound. E questo non è un male. Il pubblico cantava insieme a lui, saltava, limonava.

Quest’artista smilzo ha raggiunto una generazione con testi che, nel quotidiano, parafrasa per accettare meglio la realtà.

«Se sono diventato quello che sono oggi è grazie ad una persona
che mi è stata vicino in questo ultimo anno
»

Ho trovato un Motta innamorato. L’artista è fidanzato con l’attrice Carolina Crescentini, che era presente quella sera. Non l’ha citata, ma il suo nome ha riecheggiato in tutto il club. Nel 2018 ricevere una dedica/dichiarazione d’amore come quella di Motta è qualcosa di meraviglioso.

«Da una parte la luna
Da un’altra tu che dormi
Roma in una finestra chiusa
Anche stanotte a piangere per poi salvarci»

Sì, Motta ha dedicato alla Crescentini Quello che siamo diventati.
E l’emozione è stata grande. Quindi, non potete perdervi il concerto di Francesco Motta perché a) trovalo un uomo che, alla fine dei suoi vent’anni, fa una dedica così coraggiosa come quella di una dichiarazione d’amore pubblicamente e senza vergogna alcuna. b) con questa canzone, insieme a tutte le altre eseguite live, Motta si conferma uno degli autori più interessanti del panorama musicale italiano. c) Mette d’accordo tutti finalmente! Dai giovani che instagrammano tra una stories e un post la sua performance a quelli che, la fine dei vent’anni, l’hanno passata da un po’.
Io, che da qualche anno ho detto addio alla fine dei vent’anni, non posso che amare Motta, la sua musica e le sue parole. Perché? Ogni sua canzone è un pezzetto di colonna sonora della mia esistenza.
Quella quotidiana. Quella dei traslochi. Quella di Roma. Quella dei propri genitori. Quella dell’amore. Quella de “è questione di fortuna” e quella de “la paura di invecchiare”. E quella de “sei bella davvero”.
Il concerto si è concluso con Mi parli di te, unna ballad da brividi. Bravo Motta, non deludermi mai.
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