“Quel fantastico peggior anno della mia vita”: sorridere piangendo

Quel fantastico peggior anno della mia vita vi farà sorridere piangendo contemporaneamente. Il film è diretto da Alfonso Gomez-Rejon e si basa sull’omonimo romanzo di Jesse Andrews, il quale ha curato la sceneggiatura.

Questo non è il solito film in cui si vince facile. Adolescenza e malattia può essere una combo perfetta per far funzionare un racconto che faccia emozionare e intrattenere. Ma soprattutto emozionare. No.

In Quel fantastico peggior anno della mia vita si parla di amicizia. Quella vera. Quella che va al di là del ceto sociale e del genere e della storia d’amore. Scena dopo scena si attende che possa spuntare da un momento all’altro il solito cliché legato alla malattia e all’adolescenza. Invece no. Per fortuna.
L’intro è molto bello e ricco di parole metaforicamente significative. Il liceo viene definito come un mondo a sé, fatto di linguaggi e costumi diversi, composto da molti Stati.
Appartenere ad una Nazione espone gli studenti a numerose aggressioni belliche, ma – come suggerisce il protagonista del film – si trovano delle scappatoie. Ad esempio prendere la “cittadinanza in ogni Nazione, ottenendo un passaporto internazionale”. Bisogna avere un basso profilo e cercare di interaggire con tutti ma non legare troppo con nessuno.

L’unica attività che Greg, ragazzo introverso e solitario, ha è realizzare rivisitazioni – in chiave parodistica – di film del grande cinema insieme al suo amico Earl. E poi c’è Rachel, la ragazza che si ammala di cancro a cui si avvicina il ragazzo per volere della madre affinché la sostenga.

Non ci sono dichiarazioni d’amore, né scene struggenti. Sì, si parla di cancro. Ma si parla anche di come scegliere l’Università. Di come non essere schiacciati dalla cotta che si prova per una ragazza. Si parla sostanzialmente di tre ragazzi e di come affrontano una situazione delicata e difficile da gestire.

Dunque, non cancer movie, non drama movie. Piuttosto definirei Quel fantastico peggior anno della mia vita un buddy teen movie. Sulle righe. Fin dal titolo, questo è un tipico film indipendente.
Dal registro linguistico al montaggio, dalla colonna sonora all’eccentricità dei protagonisti, ci sono tutti gli ingredienti dosati bene. Non a caso, il film ha vinto il premio del pubblico e della giuria al Sundance Film Festival 2015.

Nota dolente va alla traduzione del titolo. Sì perché quello originale – Me & Earl & the Dying Girl – si focalizza su tutti e tre i protagonisti e sul loro rapporto genuino. E non semplicemente su uno dei ragazzi, per quanto quest’ultimo conduca il racconto.

Nota di merito va alla fotografia e alla colonna sonora. Il direttore della fotografia è Chung-hoon Chung (Old Boy, Lady Vendetta). La colonna sonora è composta da brani non originali di Brian Eno e da altri brani di artisti quali Cat Stevens, Jean Constantin, Lou Read.


Dalle riprese vivaci e con occhio attento ai particolari, Quel fantastico peggior anno della mia vita è un film sorprendente e toccante. Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke sono i giovani attori che recitano nel film, sono davvero brillanti.

E ora voglio leggere il libro.

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