Priscilla, un viaggio stravagante tra luci e ombre della vita

Fino al 31 marzo in scena al teatro Brancaccio, il musical australiano visto da oltre 6 milioni di spettatori. Priscilla la regina del deserto è un musical davvero travolgente. È uno show capace di tirarti in faccia, in modo leggero come solo le piume e le pailettes sanno fare, temi come l’omosessualità e il valore della famiglia.

Tratto dall’omonimo film Le avventure di Priscilla la regina del deserto, il musical è un’avventura on the road di tre amici – una transessuale e due drag queen – che, a bordo di un vecchio bus tinto di rosa soprannominato Priscilla, partono per un viaggio attraverso il deserto australiano. Durante le diverse tappe, saranno discriminati e offesi, ma anche ammirati e stimolati.

La direzione musicale di Priscilla la regina del deserto, su soggetto del regista e sceneggiatore australiano Stephan Elliott e dello sceneggiatore Allan Scott, è di Fabio Serri e la regia italiana è stata affidata a Matteo Gastaldo. La produzione è a cura di All Entertainment.

Una mirror ball illumina tutta la sala, il sipario indica la mappa che i tre eccentrici personaggi dovranno percorrere, ovvero da Sidney a Alice Springs e un’enorme scarpa glitterata da drag queen troneggia sul bus che, già da solo, è uno spettacolo.

I protagonisti sono unici. Nel ruolo di Bernadette c’è Manuel Frattini, una sorta di Sean Penn in This Must Be The Place, ma versione queen. Una presenza scenica decisa e incredibile. Non vi imbatterete nella classica “macchietta” della donna matura. Ammirerete un girl pungente ed elegante dal fascino seducente per quanto âgée.

 Mirko Ranù è Adam aka Felicia, dalla fisicità machista, punzecchia in continuazione Bernadette ed è alla continua ricerca di emozioni forti e autentiche. È sfrontata, audace ed esuberante, caratteristiche della sua personalità dovute anche alla sua giovane età.

E poi c’è Tick aka Mitzi interpretato da Cristian Ruiz. Lui è il vero personaggio dicotomico. Da un lato padre, dall’altro drag queen. Una duplicità che riuscirà a far coesistere, quando finalmente conoscerà il figlio che, a differenza degli adulti, è privo di preconcetti.  

Emergono, seppur in modo semi drammatico, la paura di non essere accettati perché diversi ed episodi di violenza fisica. Si manifesta un contrasto equilibrato e senza retorica, anzi, con una carrellata di battute sagaci e trasgressive. Da un lato c’è il mondo patinato del travestimento e dell’esibizionismo, dall’altro c’è il mondo della realtà sociale dove l’emarginazione e il bullismo sono dietro l’angolo. Tuttavia, c’è uno spiraglio di pura innocenza, libera da ogni forma di pregiudizio.

Priscilla rimane un musical ricco di tutti quegli elementi che uno show deve possedere. È ricco di coreografie durante le quali sfilano oltre 500 costumi coloratissimi ed eccentrici e altrettante parrucche stravaganti. C’è un’orchestra dal vivo e tutti cantano dal vivo. La colonna sonora è composta da 25 hit della disco anni 70’-80’, tra cui I Will Survive, Finally, It’s rainign men e Go West. La sceneggiatura è mobile ed estrosa al punto giusto.

La storia di Priscilla la regina del deserto è un grande e sbrilluccicoso gioco di ruoli. È divertente infrangere le regole e rompere gli schemi, ma i protagonisti, per quanto vivano sopra le righe, puntano a quelli che sono sentimenti universali verso cui tutti puntano: l’amore e l’amicizia. Lo fanno però cantando su tacchi vertiginosi e con un make up strepitoso.

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